Caro-mensa, prima il salasso poi lo sconto

Il Pd attacca la Giunta per il piccolo bonus «che segue l’aumento del 50% delle rette. Una ‘mancia’ in vista delle elezioni»

«Un primo passo significativo, anche se si tratta soltanto di una piccola percentuale, che vuole tuttavia segnare un’inversione di tendenza», secondo l’assessore alla pubblica istruzione Alessandra Borghi. «Una mancia in vista della campagna elettorale», secondo il partito democratico. Oggetto del contendere lo sconto sul costo dei pranzi consumati presso le proprie scuole dagli alunni, di cui ha dato conto un paio di giorni fa la Giunta. «A partire già da questo mese di gennaio sarà attuato uno sconto sul costo dei pasti somministrati», aveva annunciato l’assessore, aggiungendo come la riduzione sarebbe stata adottata «sulla base di quanto contabilmente possibile, ma mi auguro possa essere ampliata e trovare ulteriore seguito in futuro. Un piccolo ma tangibile segnale al fine di andare incontro alle esigenze delle famiglie che si trovano di fronte a continui aumenti del costo della vita». Le famiglie stanno già ricevendo proprio in questi giorni l’apposita nota che prevede già da gennaio lo sconto già conteggiato, «un piccolo bonus – dice ancora Borghi – che, oltre ad evitare aumenti, garantisce una minor spesa annuale per tutti i bimbi che pranzano a scuola». A stretto giro di posta la replica del partito democratico, che parla di «presa in giro: dopo aver aumentato le tariffe scolastiche per oltre il 50% degli utenti e aver cambiato gestore della mensa con gravi disservizi e problemi di qualità lamentati da molti genitori, ora arriva uno sconto di qualche centesimo al giorno, per un totale di 2 o 3 euro al mese di sconto». Quanto all’effettivo impatto della misura, aggiunge il partito democratico, «si paga in base all’ISEE, con tariffe diverse a seconda delle fasce di reddito: la fascia più bassa, che pagava 3.53 euro al giorno, ne pagherà 3.43; quella successiva, da 4.61 passa a 4.48; quella da 5.72 va a 5.55, quella da 5.99 va a 5.82, quella da 6.20 a 6.02, e così via, fino alla fascia di reddito più alta, che arriverà a risparmiare ben 20 centesimi». Per i non residenti, ironizza il partito democratico,

«lo sconto più alto, con la cui tariffa passa da 7.51 a 7.28. La situazione sembrerebbe ridicola, se non fosse tragica: le politiche per la famiglia sono state completamente assenti dalle attività di questa amministrazione, mentre dovrebbero essere al centro dei piani di investimento dei prossimi anni, con una vera riduzione delle tariffe, una garanzia di servizi di qualità e un’offerta ampia a cui tutti devono poter accedere, senza discriminazioni».